Onde d’urto

Cosa sono

Le Onde d’Urto costituiscono un metodo terapeutico non invasivo ed estremamente efficace per il trattamento di alcune patologie a carico dei tessuti molli e del tessuto tendineo.
Queste patologie, comuni a tutti gli individui, colpiscono però con particolare frequenza gli sportivi.

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Come funzionano

Si tratta di onde acustiche, ovvero di impulsi sonori, in grado di produrre una stimolazione meccanica diretta, trasmettendo una quantità di energia dosabile, in grado di determinare precisi effetti terapeutici.
L’efficacia di questa terapia è determinata da due effetti fondamentali:
1) Effetto Diretto nella zona interessata bersaglio della terapia dovuto al fenomeno della “cavitazione”
2) Effetto Indiretto di neoangiogenesi
La risposta biologica dei tessuti interessati è alla base del meccanismo di azione delle Onde d’Urto. Sono infatti le modificazioni indotte dalle Onde d’Urto all’interno dei tessuti che attraversano ad innescare i meccanismi alla base degli effetti terapeutici e della guarigione.

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La diversità delle risposte ottenute durante il trattamento dipende dalle diverse caratteristiche costituzionali dei tessuti stessi.
Le Onde d’Urto, entrando in contatto con i tessuti, determinano delle variazioni di densità degli stessi (espansione e contrazione) che si propagano nella direzione dell’onda incidente.
I meccanismi biologici prima descritti (effetto diretto ed indiretto) determinano la Micronizzazione delle Calcificazioni. Una volta micronizzate le calcificazioni vengono rimosse fisiologicamente dall’organismo.

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Indicazioni terapeutiche

Patologie dei tessuti molli:

Epicondilite

Epitrocleite

Tendinopatia achillea/ rotulea/ quadricipitale/ cuffia rotatori

Fascite plantare

Calcificazione e ossificazione

Spina calcaneare

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Effetti indesiderati

Fra i più comuni effetti collaterali ci sono:

Ematomi

Torpore

Dolorabilità

Petecchie

Tutti questi effetti tendono a sparire in 48 ore

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Durata della terapia

E’ consigliata 1 seduta ogni 5 giorni.

Per ottenere un risultato significativo occorrono dalle 4 alle 6 sedute. Se fosse necessario un altro ciclo di terapia è necessario far passare 45 gg tra un ciclo ed il successivo.

E’ possibile accoppiare altre terapie come laser, tecar o crioterapia per aumentare l’efficacia delle O.U.

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PER SAPERNE DI PIU’: DEFINIZIONE DEI PARAMETRI FISICI DELLE ONDE D’URTO

(according to International Society for Medical Shockwave Therapy www.ismst.com)

Da un punto di vista fisico sono definite come onde acustiche ad alta energia. L’onda d’urto non va confusa con l’onda ultrasonora che viene frequentemente utilizzata sia a scopo diagnostico (nell’ecografia), sia a scopo terapeutico (in terapia fisica negli ultrasuoni).

Per consentire agli utilizzatori misurazioni attendibili e utili per la terapia e la ricerca, sono stati scelti, in accordo con tutti i produttori di apparecchiature ad onde d‘urto, i parametri più rappresentativi del campo acustico:

  • la Pressione, misurata in MPa (1 MPa = 10 bar = circa 10 atmosfere);
  • la Densità di Flusso di Energia, misurata in mJ/mm2;
  • l’Energia, misurata in mJ.
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La Densità di Flusso di Energia

Il valore di Densità di Energia espresso in mJ/mm2 offre all’utilizzatore un parametro utile per mantenere sotto controllo la regolazione della pressione, ai fini di una sicurezza d’uso verso il paziente.
Gli impulsi pressori prodotti dalle O.U. sono capaci di indurre, a livello delle zone colpite:
1) riduzione della flogosi locale;
2) neoformazione di vasi sanguigni;
3) riattivazione dei processi riparativi.
Tali effetti sono solo in parte dovuti ad un meccanismo di azione diretto dal momento che sono soprattutto mediati da alcuni fenomeni fisici conseguenti al passaggio dell’onda nel tessuto colpito.
Quando una O.U. attraversa un fluido genera molteplici differenze pressorie responsabili della formazione di bolle di gas e del fenomeno della “cavitazione”; la ridotta pressione che si produce sul lato interno della semionda consente un rapido passaggio dell’acqua alla fase gassosa con formazione di una vera e propria bolla di dimensioni variabili a seconda dell’energia sprigionata.
Una successiva O.U. colpisce la bolla così formata dando luogo ad una violenta implosione, che forma un getto d’acqua, il cosiddetto “jet stream” che colpendo i tessuti vicini, determina microlesioni.
Le alte energie sprigionate dai jet stream cavitazionali producono alterazioni biomolecolari tali da spiegare le molteplici risposte biologiche-tissutali che si osservano in corso di trattamento e vale a dire quelle angiogenetiche, citotossiche e neuromodulanti.
Il punto d’innesco principale sembra essere rappresentato dalla molecola di nitrossido d’azoto (NO), che rappresenta il vero mediatore chimico nelle O.U. ed è considerata la molecola starter della neoangiogenesi, così come della risposta antinfiammatoria, neuromodulante, citotossica (per le più alte concentrazioni) e probabilmente anche di una risposta immunitaria.
La risposta al trattamento con O.U. è diversa a seconda dei tessuti colpiti. Nel tessuto osseo è stata osservata una reazione di tipo osteogenetico ed una di tipo vascolare; nei tessuti molli, invece, oltre ad una risposta vascolare si verifica anche un effetto antinfiammatorio ed antalgico.
Per quanto riguarda l’effetto analgesico sono state avanzate diverse teorie:
a) le O.U. modificano l’eccitabilità della membrana cellulare; i nocicettori, non potendo generare così alcun potenziale, impediscono l’insorgenza del dolore;
b) le O.U. stimolano i nocicettori a generare un’alta quantità di impulsi nervosi che bloccano la trasmissione del segnale ai centri cerebrali, perciò la soglia del dolore s’innalza (teoria del Gate Control);
c) le O.U. aumentano il livello dei radicali liberi presenti nell’ambiente cellulare e questi generano sostanze inibitorie del dolore.